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LO SGUARDO SULLA STRADA, segni d’identità.

In un mondo saturo di segni e di riferimenti pubblicitari, vorremmo proporre questo anello alternativo che interroga, identifica e diffonde i codici visivi dimenticati dal mondo del consumo, e cosí, far scoprire la vera cultura popolare attraverso lo sguardo sulla strada.

MANIFESTO

Ormai è da molto tempo che gli emblemi della cultura popolare si sono introdotti nelle sale dei musei. Ammucchiati come prodotti da supermercato, bottiglie o scatole di sapone, togliendo gli spazi e le opinioni riservate agli oggetti tradizionali dell’arte. Costituiscono una delle regioni più innovative e inaspettate del XX secolo, una geografia sconosciuta durante secoli, scoperta dalle “’orde Duchampiane”’, precedute e perseguitate da altre spedizioni: dada, pop, futuriste, surreali e tanti altri.

Diversi tipi di collage e frammenti, archeologie progettuali create con i residui iniziali e filosofici di ciò strettamente utile. La strategia del ready-made è uno dei principi fondamentali di tutto quello che segue e attraversa in gran forma l’abisso del millenio. Pezzi contaminati e decontaminati di ecosistemi artificiali, l’essenza del post-industriale, materia inerte non-degradabile della nostra oppressiva semisfera. Prendere la realtà e attribuire attribuirle nuovi sensi.

La proposta è l’esperienza degli alunni nella ricerca di una visione casuale del paesaggio urbano, ma anche di una descrizione. È inoltre un intento formale d’esperimentare il riciclaggio come metodo per il disegno di un insieme di segni tipografici. La grande metropoli, complessa, ingiusta, gratificante è la base di dati. Attraverso la città, un gruppo di scrutatori alla caccia di lettere.

Lo sguardo sulla strada, l’occhio attento, avido d’ incontri, distillando istinti visivi in ogni scatto fotografico portando avanti la conosciuta visione di Picasso dell’ “io non cerco, trovo”. Dinamica della ricerca dell’imprevedibile.

L’occhio raccoglitore di segni, l’organizzatore per la tribu, la “tribu tipografica”: sistema di segni instabili, vincoli formali, rilassati accondiscendenti, indulgenti permissivi, senza il rigore di una tipografia d’autore. Associazioni provvisorie o casuali. Incastri in vista, esercitazioni estreme della leggibilità e della convivenza morfologica. Una “tribu” tipografica non è il risultato perfetto di un processo di design. È l’obiettivo stesso. È un fatto che esiste nella sua instabilità, transito verso una consistenza irraggiungibile. Una famiglia in brutto, che rimanda infitamente il suo perfezionamento. Ibridi e fusioni, mostri estetici e funzionali, sguardi e segni proscritti per le buone abitudini si accumulano in un insieme che raggiunge un mercato avido di novità. L’impuro, l’incorretto, il rovinato, le conseguenze di tutto ciò che esiste nella realtà che ci precede, ci offende, che ci ubbidisce e non segue regole precise.

Lettere della strada, in lamiera o neon, spray o pietra incisa. Diurne e notturne. Diversi materiali e supporti riscrivono l’alfabeto, fanno dei segni cose. Lo sguardo fotografico coglie e distorce, mostra tracce e dimentica altre. “Appropriazione” attraverso l’immagine che diventa la genesi visuale di un nuovo segno. Processo, design, universo induttivo nel quale le leggi si elaborano partendo dai fatti.

Classificare, paragonare, trovare compatibilità. La tribù tipografica si costruisce per parti, incastrando ogni segno in un tessuto che le da senso e appartenenza.

Sperimentare in un ambiente proprio, la città. Generare nuove lingue tipografiche partendo da frammenti, da elementi parziali. Quella A, quella B, quella D. Molecole indistruttibili, che conservano l’identità alfabetica nonostante tutto. Ogni alunno cerca la propria tribù. Ogni tribù è un racconto d’intuizioni, di prove ed errori. Inoltre di certezze e distrazioni.

Ricuperare il sapore sconosciuto d’ogni segno, ogni parola, ogni frase. Intervento. Dialogo ideografico tra la fotografia e il disegno, tra lo sguardo urbano e la parola urbana. Un testo fatto da voci personali, di citazioni di autori speciali, di sguardi attenti ai dettagli e altri affascinati dai grandi racconti. Un archivio di prove per verificare le tipografie sperimentali, per permettersi di scrivere secondo i canoni privati, ogni autore esibisce la propria lingua locale fatta di ritagli della realtà.

L’era digitale ci restituisce, paradossalmente la possibilità, il piacere di creare propri codici di scrittura, ritrasformando il motore della galassia Gutemberg. La tipografia, in un mezzo di comunicazione ed espressione individuale, come le pennellate inimitabili d’ogni autore, come il tono di voce. Diario di un viaggio urbano alla ricerca di nuove espressioni della tipografia, invito verso uno sguardo non scontato, inciampando con una squadra di segni al lavoro, sorpresi nel loro millenario compito quello di scrivere le parole degli uomini.

SEMINARIO – WORKSHOP

PUBBLICO
Studenti, artisti, docenti e proffessionisti del Design della Comunicazione Visiva, ed altri interessati all’argomento.

OBIETTIVI PEDAGOGICI
Esercitare uno sguardo sensibile all’ambiente che ci circonda. Ritrovare i valori culturali. Cercare la potenzialità comunicativa di tutto ciò che non è design. Sviluppare modalità alternative per la creazione di pezzi di comunicazione.

OBIETTIVI DEL PROGETTO
Rivalutare il paesaggio e i segni tipografici della città per creare una produzione visiva nella quale si trasmetta la vera identità vernacolare.Indagine, scoperta e produzione di un insieme di segni partendo dal registro precedente. Conseguente uso dei segni. Infine, manipolazione degli elementi visivi del paesaggio tipografico urbano.

WORKSHOP
Indagine e raccolta di segni. Registro fotografico di fenomeni e di segni tipografici urbani. Rivalutazione delle immagini urbane nelle quali partecipano segni e scrittura. Ricerca dello “’slang cittadino”’ e selezione dei termini rilevanti della cultura urbana. Design di pezzi grafici ed altri supporti visivi sempre utilizzando un rapporto tra il testo/immagine. Creazione di un nuovo insieme di segni tipografici.

PRODUZIONE
Proposta d’intervento degli spazi. Locandine e cartoline che rispecchiano significati, valori e messaggi della città e la sua identità locale.
Proposta di una “’tribù tipografica”’ che trasmetta lo spirito visivo e grafico di tutto ciò che si scopre in città.

MATERIALI
Macchina fotografica digitale, carta, cellofan, testi, pezzi di vinile, nastro adesivo, altri. Secondo la disponibilità dell’istituzione dove si farà il workshop (computer, tavoli, sedie, ecc).

CARICA ORARIA
Il seminario svolge nell’arco di 3 (tre) o 4 (quattro) giorni; 5 (cinque) ore al giorno. Anche si puo fare in quattro giorni.

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